C’era una volta la Rotonda Diaz…E no, non è proprio così, perché una volta non c’era. Al suo posto? Il mare!

Quando al posto della Rotonda Diaz c’era il mare e un’isola: questa è la storia dell’isolotto di San Leonardo.

di Lucia Di Mauro

Napoli, 6 maggio 2019

Risalgono al 1028 le prime testimonianze di una piccola isola, sita a pochi metri dal litorale partenopeo, e chiamata l’isolotto di San Leonardo. Il nome lo si doveva ad una chiesetta dedicata appunto a San Leonardo, fatta edificare da un nobile castigliano, tale Leonardo d’orio, che, come ex voto per essere scampato ad una tempesta, pensò di far costruire un luogo di preghiera dedicato al santo del quale portava il nome.

Con il passare del tempo la chiesetta fu sempre più frequentata, divenendo anche un punto di riferimento per i più poveri, per i carcerati, per i naufraghi ma anche per le partorienti di cui San Leonardo è il patrono. La cura del luogo di culto fu affidata inizialmente ai monaci basiliani e successivamente alle monache dei Santi Pietro e Sebastiano.

Nei giorni di ricorrenza dedicati al santo, i re angioini promossero l’indulto per i detenuti, che in tal modo venivano graziati.

Sulla spiaggia, vicino al ponte che portava all’isolotto fu aperta anche una taverna, detta del Florio, che, come scrive Salvatore Di Giacomo nel suo libro ‘Le taverne di Napoli’, era tra le più rinomate della città insieme con La locanda del Cerriglio e quella del Crispano.

Dalle cronache di Carlo Celano, importante umanista seicentesco, avvocato, letterato e religioso napoletano, si apprende che l’isolotto ebbe un ruolo primario nelle vicende storiche napoletane; infatti fu proprio lì che Alfonso, duca di Calabria, convinse il padre, Re Ferrante I d’Aragona, a giustiziare i baroni, colpevoli di aver congiurato contro il sovrano.

Tuttavia proprio quest’episodio storico del 1498 cominciò a segnare la decadenza del borgo, che si trasformò in un luogo di dubbia fama per la presenza di sicari, spie e traditori.Tale situazione si protrasse fino al 1778 quando Ferdinando IV di Borbone decise di “bonificare” il sito per la costruzione della Villa Reale, affidando il progetto a Carlo Vanvitelli. All’inizio dell’800 proprio per i lavori di completamento della Villa Reale, l’isolotto fu soppresso. Fu edificata la “loggetta a mare” (costruita tra il 1807 e il 1834 da Stefano Gasse) che dalla Villa (oggi Villa Comunale) si affacciava sul mediterraneo.

Nel suo libro ”La Villa di Chiaia”, del 1892, Benedetto Croce così ne parla: “Percorsi i due terzi della spiaggia, a quel punto del presente boschetto della villa, che risponde di fronte ai vicoli della Cupa e di San Guido (poco prima della chiesa di San Giuseppe), si vedeva nel mare la Chiesa e Convento di San Leonardo in insula maris. Una porta ad arco, sormontata da una croce, metteva in un ponte, che conduceva all’ atrio d’ una casa, donde si passava in una chiesetta”.

Il 26 maggio 1936 fu posto sulla loggetta il monumento equestre dedicato ad Armando Diaz, nominato Duca della Vittoria alla fine del primo conflitto mondiale, sarà poi ministro della guerra e maresciallo d’Italia. Così la Loggetta a mare divenne Rotonda Diaz e l’isolotto scomparve del tutto.

 

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